Un pomeriggio a Dharamsala

“È arrivato un grande temporale, per fortuna sono arrivata a casa in tempo per chiudere le finestre, ma l’aria aveva già portato dentro tutta la polvere possibile. Ogni cosa qui è straordinaria, anche il temporale, il vento… e l’uomo può ben poco contro la natura, l’unica cosa che può fare è mettersi al riparo ed aspettare. Non ho voluto stare dentro, sono uscita dietro casa, da dove si vedono delle famiglie indiane che vivono in baracche di lamiera. Alcune di queste, per il gran vento, sono state scoperchiate. Le famiglie hanno preso le loro poche cose e sono andate a ripararsi in una casa che stanno costruendo di fronte. Ed io, super fortunata sono qui, in una grande casa, da sola, che brontolo magari, perché il temporale si è portato via la corrente elettrica e l’acqua. Non posso fare altro che osservare e cercare di far memoria di tutto questo. La cosa straordinaria sono i bambini. Nonostante le case scoperchiate, i genitori che corrono qua e là per riparare e per sistemare… i bambini continuano a giocare, ed anche di questo vento, di questa improvvisa pioggia, loro, ne fanno un gioco. Seduta qui al mio tavolino, li sento gridare, ridere. Stanno giocando dentro ad una stanza vuota. Incredibile, come faccio a non meravigliarmi per queste urla, per queste risate, per questi incitamenti al gioco. Aveva ragione Tagore quando nella sua poesia concludeva con ‘ … i bambini continuano a giocare ’.
Passato è il vento, passata la pioggia, si ricomincia a lavorare.”
[Dharamsala, 21 aprile 2004]

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